(di)segnare il tempo - wall paper

Chiara Camoni per Unduetrestella

(di) segnare il tempo - wall paper  appartiene al catalogo della mostra itinerante KidsRoomZoom

(di)segnare il tempo - wall paper è un'opera realizzata dall'artista Chiara Camoni nell'ambito del progetto Apriti sesamo!  Art Wallpaper per piccoli (curato da Paola Noé per Unduetrestella) e prodotta in serie limitata da Yellowbasket.it.

Racconterò una storia..

Testo e immagini di Chiara Camoni

 

Racconterò una storia..

 

Che riguarda me, mia nonna ed il disegno.

 

O meglio: racconterò dell’affetto che legava me e mia nonna, in modo profondo ed esclusivo.

Della mia passione per il disegno.

Di come questa passione sia stata depositata in mia nonna e di come sia diventata poi la “sua” passione, il ritmo che scandiva le sue giornate, la sua ragione di vita..

 

 

Ho una nonna di ottantanove anni.
Un anno fa mi dice che nel pomeriggio soffre un po’ di malinconia

e mi chiede se ho qualche piccolo lavoro da farle fare.
Le rispondo che mi serve un assistente.
Da allora disegna per me tutti i giorni.”

 

 

Era il 2002 e queste erano le parole con cui si apriva il libro

“La Grande Madre”, un libro d’artista, in tiratura limitata di 50 esemplari.

Tutto era iniziato un anno prima, nel 2001.

Mia nonna si chiamava Ines Bassanetti e con lei avevo avuto da sempre un rapporto speciale, di un affetto così profondo che quasi era un segreto, tra me e lei. Forse perché da piccola avevo passato tanto tempo da lei, a casa sua.

La casa era collegata a un vecchio negozio di merceria, in cui aveva lavorato una vita intera, suo motivo d’orgoglio. Questo negozio era per me meglio di una wunderkammer: cerniere, mutande, giocattoli, maglioni, saponi, quaderni, collane, profumi, gomitoli di lana, bottoni; forse anche conigli, piante tropicali e lanterne magiche..

Dentro c’era davvero di tutto, in un ordine-disordine che solo mia nonna poteva tenere sotto controllo.

 

 

Ormai diventata anziana, la nonna aveva dovuto chiudere il negozio.

 

Ma non si rassegnava ad una vita senza impegni.

Tanto che un giorno arrivò a parlarmi della “malinconia” che sentiva arrivare nel pomeriggio.

 

Malinconia mi disse, non noia.

 

Mi chiese qualcosa da fare.

Forse pensava di poter cucire o cucinare per me.

La parola malinconia aveva aperto in me un collegamento possibile con la creatività.

Mi vennero in mente i tanti testi alchemici sul rapporto tra la “bile nera”, la melancholia e l’arte.

In fondo anche Dürer aveva sofferto di malinconia..

Così le risposi che mi serviva un assistente, qualcuno che mi aiutasse nel mio lavoro di artista, qualcuno che disegnasse per me..

 

 

Rimase perplessa. Lei non aveva mai disegnato. E non sapeva nulla di arte. Aveva giusto finito le scuole elementari.

Ci pensò su un po’. Ma se a me davvero mi serviva un assistente, bene, lei ci avrebbe provato.

L’unica cosa che aveva fatto di più vicino al disegno erano state le pagine di aste che si riempivano i primi giorni di scuola.

Partimmo proprio da lì.



 

Era nato il progetto “La Grande Madre”.

 

La Grande Madre suona come la traduzione dall’inglese, dal francese o dal tedesco della parola nonna.

Per la cultura greco-romana la Grande Madre è la divinità della Natura, della fertilità e della fecondità. Femmina e madre.

Così iniziammo con le foglie.

Pagine intere piene di foglie, ordinate come le astine dei suoi primi quaderni.

Poi vennero i fiori, i frutti, i pesci, gli uccellini.

 

Io “curavo” tutto ciò che stava accadendo: curavo la nonna dalla sua malinconia e curavo il progetto che piano piano prendeva forma.

Tutto in gran segreto. Mi vedevano andare e venire da casa di mia nonna, portare avanti e indietro strane cartelle, ma nessuno aveva capito esattamente di cosa si trattava.

 

 

Dopo un anno di lavoro, raccolgo i disegni e vado da Pasquale, il mio gallerista di Milano.

Gli dico che si deve fare una mostra ad un’artista emergente, gli faccio vedere i disegni, si fissa la data.

Mia nonna, a ottantanove anni, esordisce con la sua prima mostra personale.

In galleria sono esposti una selezione di originali ed il libro che raccoglie tutti i disegni di un anno.

Un successo.

Le copie vengono vendute tutte.

 

 

La nonna è famosa. Stordita e felice.

 

 

Dopo tanto successo la nostra collaborazione ha una battuta d’arresto.

C’è un po’ di imbarazzo. Dopo un simile “capolavoro” cos’altro si può fare?

Ci penso e ripenso.

 

 

Ha così inizio la serie dei “Capolavori”.

 

Mia nonna si misura con i grandi della storia dell’arte italiana: Michelangelo, Leonardo, Caravaggio e così via.

Senza timore, perché a lei questi nomi dicono poco. Si, Leonardo va bene, ma questo Duccio chi è?

Nascono altri capolavori, filtrati e sublimati dai suoi occhi e dalla sua mano.

 



 

 

 

Sta diventando bravissima. Anche senza gomma (vietato cancellare fin dall’inizio). Guarda il foglio bianco, fissa alcuni puntini di riferimento con la matita e poi parte oramai decisa.

 

 

Devo trovare qualcosa di diverso, stiamo arrivando al virtuosismo. Di cosa avrebbe bisogno ora?

Forse di fermarsi con il disegno. Magari di passare alla lettura o alla scrittura.

 

 

Nasce la serie “Amanuense”.

Le chiedo di ricopiare alcuni testi di filosofia, che trattano il concetto di “tempo”. Plotino, Heidegger e cose simili.

Comincia. Mi dice che trova questi libri un po’ noiosi, ripetono un po’ tutti la stessa cosa..

Ciò che più mi piace sono i suoi “refusi”. Perché copiando spesso commette degli errori, a volte salta una parola o una riga. Poi rileggendo se ne accorge e cerca, a suo modo, di sistemare la frase.

Magari aggiunge qualcosa lei per far tornare il senso.

Così in queste pagine, già bellissime per la grafia, si nascondono imprevisti, piccoli cambiamenti che ne rivoluzionano il significato.

Ancora una volta ciò che la nonna mi restituisce va ben oltre le mie aspettative.


 

 

 

Sono passati ormai alcuni anni, di intenso lavoro. Si è consolidato un rito. Ogni giorno lei disegna. Io le preparo i fogli bianchi, le porto le matite che preferisce.

E se mi capita di dover partire per alcuni giorni, devo lasciarle un programma di lavoro sufficiente. Mi sgrida se la lascio inattiva. Credo che il disegno sia diventato parte della sua vita, una funzione vitale, come mangiare e dormire.

 

 

C’è però un’altra questione. Nascosta. Che lei non conosce..

 

Anche quando non sta tanto bene lei non molla, ha voglia di fare, di vedermi, di progettare cose insieme. I nostri incontri sono tutto un ribollire di idee, ma anche di carezze, di abbracci teneri.

Mi chiama “stellina”. Fin da piccola mi chiamava con questo soprannome.

 

 

Abbiamo bisogno questa volta di un progetto grandioso.

Di qualcosa che non abbia fine.

 

 

Infinito come il cielo.

 

 

Inizia così a disegnare stelle.

Stelle tutti i giorni, centinaia, migliaia di stelle. Fogli e fogli pieni di stelle. Tutti i giorni.

Quasi un processo ipnotico.

Mi dice che le sogna di notte, che “sogna di mangiarsele”.

 

 

Sta preparando un suo cosmo privato.

Forse questo renderà più morbido il passaggio.

 

Disegna fino al suo ultimo giorno.

Stelle


 

Nel giugno del 2008, esattamente un anno dopo, è nato Davide, il mio bimbo.

Come tutti bambini, anche lui ormai sta tracciando i suoi segni: ora è nell’età in cui inizia a chiudere i cerchi..

(di)segnare il tempo - wall paper è una carta da parati pensata per gli ambienti per bambini. Prodotta in rotoli da 45 cm di larghezza, è disponibile in fogli da 125 cm di lunghezza oppure su misura. 

 

ARTIST'S PROFILE
ARTIST'S PROFILE
© Yellow Basket Srl - PI 10388540014 - REA TO 1129102
Graphics by BLa!